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mercoledì 12 marzo 2014

Il rinculo (l'effetto collaterale che non ti aspetti)


Ieri sera siamo stati a cena dall'allegra famigliola dell'amica M. 
M. è di nuovo incinta. Di una bimba stavolta. Ha scelto un nome bellissimo.
L'ho vista raggiante e serena. La seconda gravidanza ha di bello che te la godi di più. Le ansie da primipara svaniscono. La si vive diversamente. 
Cosa ne so io? Eh, lo so e basta, che ci posso fare? 

Il suo bimbo mi sta sempre molto simpatico, e io posso dire modestamente di stare simpatica a lui. Abbiamo giocato a palla, ci siamo rotolati sul divano. Abbiamo spalmato gelato ovunque e un po' lo abbiamo anche mangiato. E' stata una bella serata.

Mentre tornavamo a casa, Lui mi raccontava di un suo collega con figli ormai grandi, e di come ricordasse con tenerezza i momenti passati a cullarli di notte perchè si riaddormentassero. I ricordi più belli, così ha detto. Non si è reso conto che stava toccando un tasto dolente e, anzi, non si capacitava di come una persona (un uomo, mi sento di precisare) potesse fare affermazioni del genere. Si era divertito poco prima, a giocare anche lui a palla e a nascondino, ma questa cosa non la capiva.

Se l'hanno chiamato istinto materno e non paterno, ci sarà un perchè.

La serata era conclusa così e non so quanto questo sia collegato con quello è successo dopo: una volta a letto, sono arrivate le lacrime. Per la prima volta ho pianto il dolore, la rabbia e la frustrazione di non far ancora parte della cerchia delle elette. In silenzio, mi sono sfogata e me la sono fatta passare, poi mi sono messa a dormire. Ero esausta. Sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non credevo sarebbe stato così.

mercoledì 12 febbraio 2014

La febbre del sabato sera, a 38.


Sabato pomeriggio mi sono dilettata nella produzione di ravioli alle patate, come mostra la diapositiva. La sera siamo usciti a mangiare una pizza con una coppia di amici. Verso metà della cena avverto un sordo accenno di mal di gola. Prevalentemente a destra, dove c'è la mia tonsilla sfigata. Decido di ignorare la cosa. il locale è molto rumoroso e per scambiare due parole ci siamo ritrovati tutti a urlare. Poi io col mal di gola son trent'anni che ci convivo, che sarà mai. 

Domenica mi sono svegliata con gli occhi gonfi, uno quasi chiuso, e ricordo di aver strisciato dal letto al divano e di aver lavorato a maglia. E basta. Lunedì mattina avevo la febbre. E tosse. E raffreddore. E mal di gola. E un accenno di squarauss disordine inestinale.

Oggi è mercoledì e per esserne sicura ho dovuto controllare sul calendario del pc. Andiamo bene. Sto lentamente riemergendo dal gorgo nero dell'influenza. Ho il naso rosso che ancora prude in ogni millimetro quadrato, regalandomi simpatici sternuti ad effetto che non sempre si lasciano prendere al volo col fazzoletto. Ho le occhiaie viola (proprio io, che di solito non le ho mai) e le labbra tutte spaccate.

Se poi penso a tutte le cose sospese in ufficio mi sale anche un po' d'ansia... 
No. mi rifiuto di pensarci. Categoricamente. Per mia fortuna nel mio lavoro non si salvano vite umane.

Per carità, c'è di peggio dell'influenza eh... ma è una bella seccatura.

Mi sono soffermata a pensare alle mamme che non possono permettersi di stare due giorni a letto come ho fatto io. Perchè si è mamme anche con la febbre a 38. Tanta solidarietà. Ci tenevo ad informarvi che, nonostante tutto, continuerei a fare cambio con voi. Probabilmente però farei il vaccino....

lunedì 21 ottobre 2013

Fare la zia è la cosa più bella che ci sia

Oh ma dov'è finita mammagari? 
Gira voce che sia stata in vacanza.
Naaa, mi han detto che sia in ritiro ascetico.
Io credo invece che sia rimasta impigliata in uno dei suoi gomitoli.
Sarà forse affogata in un pentolone di ragù?
Per me è rimasta incinta (risate in sottofondo)...



Ma nooo!!! E' tutto sotto controllo, state serene. Sono solo stata presa dal mio titolo nuovo di zecca. E dall'esserino minuscolo che di diritto me lo ha conferito. Combattuti i malanni di stagione (che nei momenti topici mica vogliamo farci mancare l'influenza, non vi pare?!) e cucinato cibo per un piccolo reggimento, ho impacchettato teglie cuki, marito, gomitoli e uncinetti e son partita per stare qualche giorno con la nuova famigliola e dare anche un po' una mano.

Ad aspettarci un nipotino dormiente, bello come un angioletto, al cospetto del quale ci sforziamo di muoverci con la massima discrezione, leggiadri e silenziosi. Carla Fracci alla famiglia mammagari le fa un baffo. Per i primi cinque (?) minuti. Il pupo quando dorme, dorme. Punto. Non serve tutta questa attenzione. Peccato. Avevo già pensato di confezionare qualche tunica bianca di organza. Ci avrebbe donato.

Il bimbo è un esserino semplice: ha sonno? Dorme. Ha fame? uheeeee Ha male alla pancia? uhaaaAAAAA Ha un attacco di spallina acuta (*)? eeeh eeeeh eeeeeh. Finito. 

Ah, no dimenticavo un altro paio di suoni onomatopeici parecchio significativi, ma quelli ve li immaginate anche da soli, vero? Beh dai, in quei casi lì l'intervento è intuitivo. Colpettini ben assestati e, all'occorrenza, un bel cambio con bagnetto in un cocktail di amuchina lisoformio e betadine, con un Arbre Magique al posto dell'ombrellino.

Il mio Nipotino. Nipo. Nippo. Nippino. Occhietti vispi. Linguino buffo. Zucchino profumato. Manine iperattive e sgambirlini. Calcagnini puntuti. Guancine morbidose.  

Sì sì, son fusa. Ci sono proprio rimasta. Ricoveratemi. Rinchiudetemi. Fate qualcosa. 

Sono ridotta a rubare furtive sniffate al suo berrettino che mi sono ritrovata in tasca.  
Sono come un tossico a cui è stato chiesto di fare servizio sociale alla narcotici. 
Ma io, a differenza di quel poveraccio, mi sono divertita un mondo.

Perchè ho scoperto che l'ingresso di un neonato in casa è una roba diversa da quello che mi ero immaginata. Molto meglio! Ho avuto l'enorme fortuna di vivere questa cosa proprio in diretta. Da vicinissimo. Io credevo che un bimbo così piccolo fosse una specie di bomba a orologeria pronta ad esplodere. Di pianto, di cacca, di non so che altro. Pensavo che maneggiare neonato fosse difficilissimo. Che fosse sempre sul punto di rompersi. Di implodere o di sbriciolarsi. Come sollevarlo senza staccargli la testa? Pensavo. Come capire quando ha fame o sonno? Da che parte si comincia per cambiarlo o lavarlo senza ROMPERLO e dover cominciare tutto da capo per averne uno nuovo tra nove mesi sul quale ritentare?!

Come fare? Ah, niente. Si prova.  

Quando si è lì si fa quel che c'è da fare  [cit. Neopapà]
 e non è che poi sia così impossibile. 

Non sto dicendo che non sia faticoso eh, per i genitori lo è eccome. Tra la gestione del sonno, della casa, dei pasti, della tetta e magari pure di una doccia per la mamma, 
il tetris è certamente arduo. 

Ma poi lo guardi e passa tutto. La stanchezza non la senti più [cit. Neomamma] 

Quello che nella mia ingenuità, scusatemi, mi ha colpito, è stata la GIOIA. Io credevo che l'inizio fosse solo una gran faticaccia. Che l'attaccamento arrivasse piano piano e che all'inizio le ansie e le occhiaie la facessero da padrona.

Quanto è bello sbagliarsi ogni tanto.

(*) La spallina, così come la mammite o la coccolosi, 
sono malattie molto frequenti nei neonati ma anche nei bambini di ogni età.

mercoledì 9 ottobre 2013

E' nata una zia




Era venerdì e non vedevo l’ora di uscire dall’ufficio. Concentrazione zero e testa altrove. Battevo tasti e le mani erano completamente scollegate dal cervello. Finalmente me ne vado, a casa devo sistemare un paio di cose con gli artigiani che sono venuti a fare una riparazione. Finiscono e finalmente se ne vanno pure loro. Mi concedo una lunga doccia e asciugo i capelli con calma, tanto la valigia è pronta. E’ pronta da settimane, a dire il vero, e ieri l’ho aggiustata aggiungendo qualche capo più pesante, in questi giorni comincia a fare freddo. Arriva Lui e partiamo. Mangiamo in macchina qualche schifezza take-away. Durante il tragitto ricevo prove filmate delle tue evoluzioni nella pancia. 
Non ci stai più, è evidente.



Arriviamo ed è tutto chiaro. Adesso che sono nel posto giusto, dove e con chi desidero essere più di ogni cosa in questo momento, finalmente mi rilasso. Non devo nemmeno impegnarmi molto. Mi addormento come un sasso.



Sabato alle 10 facciamo colazione tutti insieme, come tante volte abbiamo fatto. Sarà l’ultima giornata senza di te. E’ dannatamente strano e normalissimo allo stesso tempo. Piove sottile sottile. Io e la tua mamma usciamo a fare qualche commissione. Andiamo in posta, in merceria e a comprare il pane. Tutti chiedono come mai tu sia ancora là dentro. (Sarà comodo comprare on-line, ma quanto possono cambiare la giornata i modi gentili delle persone vere dietro al bancone che conoscono il tuo nome?)



Mangiamo gnocchi al ragù e trascorriamo un pomeriggio pigro. I maschi davanti alla tv e le femmine con l’uncinetto in mano. Ci scappa anche qualche pisolino. Fa tanto famiglia e stiamo bene, comodi e rassicurati da questo menage sporadico ma collaudato. I maschi escono e sono di ritorno con la spesa, più l’occorrente per un brindisi. Hugo per tutti. A domani. A te. Alla tua mamma. A noi. Cin cin.



Arriva la cugina B. e ceniamo tutti insieme. La tensione comincia a salire e a renderci nervosi e pieni di spigoli. Andiamo a letto un po’ seri, poi ci ripensiamo e ci ritroviamo a fare la lotta tutti e quattro sul lettone. Per stasera i bambini siamo ancora noi.



Domenica è IL giorno. Ci alziamo presto e ci prepariamo a incastro. Il pilota automatico è inserito, ognuno sa quello che deve fare. Piove forte e alle 7:03 siamo in macchina. Il termine era fissato per il 25 settembre, 11 giorni fa, così alle 8:30 viene effettuata la prima induzione. Tutti tratteniamo un po’ il respiro. Cosa succederà adesso? “Dicono che ad alcune fa effetto tutto in un colpo, ad altre poco alla volta… può anche darsi che non succeda niente. “E’ inutile che stiate qui. Tornate a casa, ci vediamo dopo durante l'orario di visita.”



Per me uncinetto e riposino. Alle 13.10 ci sentiamo dire che “qui si è mosso qualcosa”. Torniamo in ospedale con un borsone  a righe bianche e rosse, pieno di vestiti piccoli imbustati con cura in sacchetti trasparenti numerati.



Alle 14:30 i dolori sono ogni 4 minuti e mezzo spaccati. Sono rimasta affascinata da questa precisione e da quanto tutto torni normale fra una contrazione e l’altra. Mia cognata un po’ meno e mi descrive cosa sente. Parla di crampi e di differenze con i dolori mestruali. Ovviamente non ci ho capito niente, ero troppo su di giri anche se mi sforzavo di non darlo eccessivamente a vedere. La ricordo solo attaccata al banco della reception del reparto e seduta nel salottino con la vestaglia gigante che le ho dato io e la camicia da notte che le ha regalato la cugina E.

Tu protesti continuando a scalciare. Certamente ti chiedi cosa cavolo stia succedendo.



Le cose procedono ma non siamo ancora a buon punto, è prevista la seconda induzione per le 16:00 e dobbiamo tornare di nuovo a casa. Stavolta non ne ho molta voglia. No, non ne ho voglia per niente. La tua mamma è coraggiosa ma comincia ad avere male sul serio e ho la netta sensazione che preferirebbe avere qualcuno accanto. Però non si può scegliere. Torniamo a casa. Preparo pasta al pomodoro per tutti e metto la pianta di basilico sotto la pioggia per un po’, credo abbia sete. Facciamo un altro riposino, sembra che la notte che ci aspetta sarà lunga….



“Ha chiamato. Ha detto di andare subito che le fanno il cesareo.”



Tre infiniti secondi di silenzio sono trascorsi gelandoci il sangue. Non potevamo vederci negli occhi, ma sono certa che sulle nostre tre facce ci fosse la stessa espressione. Ecco lo sapevo, perché siamo tornati a casa? Oddio speriamo che vada tutto bene. Chissà che paura avrà lei. Scommetto che stava piangendo come una fontana. Un po’ di paura ce l’ho anch’io. Ma perché nella vita certe cose si è costretti ad affrontarle da soli? 
Oddio, ma lo conosceremo fra pochissimo!



MUOVERSIIIII urlo. Come se gli altri due non lo sapessero. Un minuto dopo stavo già spostando la macchina predisponendola all’uscita (però non fatemi guidare, vi prego. Non me la sento). Lui si mette alla guida (fiuuuu) e si rende conto che la macchina fa un rumore stranissimo. Cambiamo macchina e aspettiamo il futuro papà col motore acceso. Ehi ma dov’è? Ah, eccolo. Partiamo.



Con le mani sudate, il cuore in gola e la pioggia dentro e fuori il cervello torniamo in ospedale da mamma e bimbo. A che punto saranno? Dovranno cominciare? Staranno operando? Avranno già finito?



“Hanno appena cominciato. Attendete là. Da quella porta usciranno il bambino prima e poi la mamma.”



Io sudo come neanche dopo tre ore di zumba. Lui è pietrificato. Il papà ha consumato il linoleum del corridoio a forza di fare avanti e indietro borbottando qualcosa tipo “ma non si può mica tribolare così… quando c’erano le cicogne non si faceva prima?”



Quella porta viene aperta diverse volte provocandoci non pochi tuffi al cuore. Poi arriva un letto con sopra le tue cose, le riconosco. Il momento si avvicina.



16:55 Un’infermiera mora vestita di bianco esce con un sorrisone e ci dice che  
sei nato.



Istintivamente faccio lo screenshot del cellulare per non dimenticarmi l’ora. Cosa che non ha assolutamente senso perché scopriremo dopo che sei nato alle 16:54 e difficilmente me lo dimenticherò.



La stessa infermiera riapre la porta. Dietro di lei c’è una culletta trasparente con un fagotto di carta bianco. Dentro ci sei tu. Ci dice che anche la tua mamma sta bene e tutta la paura svanisce. Definitivamente.



Adesso ci sono solo il tuo nasino, le tue orecchie tonde, i tuoi pugnetti e la tua testina perfetta. Io scattavo le foto e Lui ha filmato tutto. Appena ti danno al tuo papà e andate insieme ad aspettare la mamma, io e Lui ci riguardiamo il filmato non so bene quante volte di fila, io non riuscivo a ricordare quello che era appena successo. Il cervello era in tilt completo. Stai piangendo? Chi, io? Assolutamente no.



“Voi aspettate lì a oltranza? Per vedere la mamma guardate che ci vorranno almeno due ore.” NOI-NON-CI-SCHIODIAMO-SIA-CHIARO ci avete già fregato una volta, grazie.



Le due ore passano in fretta, fra telefonate ad amici e parenti, messaggi, visione in loop di foto e filmato.


Escono papà e bimbo. Finalmente vediamo anche la mamma. E’ un po’ pallida, ma molto meno provata di quanto immaginassi. Le hanno fatto la spinale e per fortuna non si è persa il momento. 


Sono felice. Siamo tutti felici. Lo strano mix di sensazioni preoccupate lascia campo libero a uno scombussolamento bello ed emozionato. Torniamo a casa col papà che si riprende un attimo e torna subito dal resto della famiglia per passare con loro la notte.



Sono troppo emozionata. Sono zia. E’ nato. E’ andato tutto bene. 
Il nostro miracolo si è compiuto.


Dormo come un sasso. Di nuovo. E al suono della sveglia non capisco assolutamente cosa stia succedendo.



Oddio com’è presto… oddio com’è... TARDI! Devo andare a dare il cambio al papà.



Sei nella tua culletta che sonnecchi, ogni tanto fai qualche guizzo e tiri calci e pugni esattamente come facevi nella pancia fino a ieri. Distolgo lo sguardo una frazione di secondo e ti ritrovo con gli occhi spalancati, che mi fissi inspiegabilmente dritto negli occhi, perplesso. Ecco, io lì mi sono innamorata. Benvenuto piccolino.

lunedì 17 giugno 2013

Serena Sabella - Mamma non si nasce

Serena Sabella - Mamma non si nasce


Serena Sabella, forse più nota come Bismama, ci racconta le sue esperienze di mamma sul suo blog da anni con ironia.

Questo suo libricino, apparentemente frivolo, tra una risata e l'altra ti fa capire che razza di impresa sia la maternità. Impresa che, per Serena, è stata tutt'altro che semplice da subito. Francesco, il suo primo figlio, è nato con un parto molto diverso da quello che lei si era immaginata. Nonostante sia andato tutto bene, questa delusione si trascina e si confonde col baby blues, dal quale Serena riesce a uscire grazie a un bravo medico che finalmente la ascolta, dopo un periodo in cui il problema si era trascinato.

Dopo la ripresa, Serena si ricorda di desiderare che Francesco non rimanga figlio unico... e nasce Swami. Ma stavolta le cose vanno decisamente meglio. 

Vi consiglio questo libro se volete sentirvi dire che, nonostante la maternità non sia una passeggiata, ne vale assolutamente la pena. Per dirlo con parole di Serena:

<< E' come fare bunjee jumping. Una volta che sei giù dal ponte, continui a rimbalzare. Al massimo vomiti, ma sono dettagli. >>


giovedì 23 maggio 2013

Benvenuta A.



 

Ieri pomeriggio ho avuto un’apparizione mistica. 

Ero in cortile col Vice Capo Cantiere e buona parte delle rezdore del quartiere impegnate in una sessione di ciozzo fittissimo aggiornamento intensivo.

A un certo punto, mia nonna mi prende per un braccio e mi porta nel cortile della casa di fianco: c’era una nuova arrivata da conoscere. 

Io in realtà da lontano l’avevo già vista, l’avevo osservata dall’alto del mio balcone, ma non avevo sufficiente confidenza e faccia tosta per andare porgere le mie congratulazioni ai suoi genitori. 

Una bellissima bambina, tutta rosa e bianca, con tanti sottilissimi capelli neri, quasi una peluria, che succhiava avidamente il latte dalla sua mamma. La bambina era meravigliosa, vi assicuro. Ma ancor più meravigliosa la presenza eterea della mamma. Una ragazza mora, slanciata, con la gonna lunga, una camicia bianca leggera e degli orecchini di perle lavorati. Il viso pulito e uno dei più bei sorrisi che io abbia mai visto in vita mia. 

Un sorriso che era prima di tutto negli occhi, non vi so spiegare bene… vi posso solo dire che era contagioso e infondeva serenità. Lei allattava la bambina stando in piedi, chiacchierando, passeggiando sugli autobloccanti. Come se fosse la cosa più naturale al mondo, come se fosse il quinto figlio con cui lo faceva, come se fosse nata apposta per farlo. 

Già mi era capitato di osservarla dall’alto, questa mamma con la sua bimba che in quaranta giorni avrò sentito piangere sì e no tre volte (le nostre finestre sono vicinissime), con la sua andatura lenta e delicata che mi aveva letteralmente incantata. Da vicino però ho proprio avuto l’impressione di vedere la Madonna. Vi è mai capitato? Era come se fosse dipinta, tanto era perfetta. Mi ha rapita.


Ammetto che quando ho cominciato a vederla avvolta da un fascio di luce ho pensato che fosse davvero giunta l'ora di tornare a casa mia. Però, che meraviglia…

lunedì 18 febbraio 2013

Tu chiamale, se vuoi, emozioni

Il fantastico bimbo dell'amica M. ha ormai ha 9 mesi.
Ma... come? Com'è potuto succedere?! Non era ieri che dava i calcetti a mio marito da dentro la pancia della sua mamma?

Bimbo, io te lo dico, gli hai provocato un trauma irreversibile, era la prima volta che toccava la pancia di una donna incinta e c'è mancato poco che svenisse, non sapete che ridere!


Sto divagando. 

Il fatto è che il piccolo ha fatto un enorme, gigantesco passo avanti: risponde!
Ti capisce e comunica con te intenzionalmente. Chiaramente.

A parte qualche abbozzo sillabato, il ragazzo non parla, certo, ma si fa capire alla grandissima. Per ora sa solo annuire per dire di sì, se vuole dire no semplicemente non fa nulla. Inoltre, ciliegina sulla torta, si esibisce nel suo show preferito, che è attualmente intitolato "batti 5". Gli serve solo una spalla e parte lo sketch.

Mi rendo conto che siano progressi normalissimi, ma per me vedere quell'esserino esprimersi, quando fino a poco fa andava necessariamente "interpretato", è stato molto toccante.

Ero quasi incredula... mi sono guardata con lui sul divano un episodio intero di Peppa Pig  "chiacchierando" insieme amabilmente, come per verificare se stava accadendo davvero.
(detto inter nos: ma quanto è carina Peppa Pig?!)

Mi sono sentita fiera di lui, anche se per me è solo il figlio di un'amica.
Mi stavo chiedendo, quando il figlio sarà mio mi scoppierà il cuore dalla gioia?!

Che sensazione impagabile deve essere...

giovedì 13 dicembre 2012

E però

La mia amica M. è distrutta perchè ha un lavoro impegnativo e suo figlio non la fa dormire. Il mio capo ogni tanto arriva in ufficio storto perchè si sente in colpa per qualche sgridata troppo vigorosa a suo figlio maggiore. La mia amica I., adesso che è mamma, non si concede più shopping compulsivo di scarpe, al massimo qualche braccialettino di bigiotteria, sì ma di quelli da due euro, non di più. Adesso che ci penso, non so nemmeno da quant'è che non la vedo, la mia amica I. C'è qualche mamma che è a un passo dal conseguire una laurea in medicina honoris causa e non credo ne sia entusiasta.

Quando hai figli hai smesso di venire prima tu. Quando sei genitore hai per sempre la responsabilità di qualcun altro che grava su di te. Quando non sei più child-free ti puoi scordare di uscire quando vuoi e di cambiare programma all'ultimo minuto. Quando nasce un figlio probabilmente hai smesso di dormire. Quando compare un neonato nella tua vita devi rivedere tutto. Spazi. Orari. Priorità.

Anche chi un figlio lo ha desiderato tantissimo, è onesto nel dirti che la gravidanza non è uno scherzo... e del parto non voglio nemmeno parlare perchè ora come ora mi terrorizza. Siete voi a dirmi che la maternità è una roba tosta, per gente forte e che da quando vedi quelle due lineette vicine niente sarà mai come prima. E' qui in rete che ho imparato che anche con l'esperienza non tutto va liscio al primo colpo. E tutto questo mi dite pure che è normale.

E però. Però esiste quel ticchettìo inconfondibile che ti martella dentro. Quel qualcosa che non ti da tregua e occupa ogni millimetro cubo del tuo cervello. Quella folle inclinazione che ti fa rimbecillire davanti a una carrozzina. Quel desiderio innato e incontrollabile che non a caso si chiama istinto materno. Quel momento in cui per la prima volta dici che adesso lo vuoi anche tu. Per davvero. Che hai trovato la persona giusta. Che desideri con tutte le tue forze stringere un esserino che è metà Lui e metà te ma è comunque qualcun altro. Che non resisti dalla voglia di vederlo crescere e manifestare la sua unicità. Che sei pronta ad amare un altro essere umano come non credi nemmeno di essere capace. Che non te ne frega niente se vomiterai, soffrirai come un cane e ti verranno delle occhiaie profonde tre centimetri, se sarai divorata dall'ansia per una zuccata sul pavimento o un lego infilato nel naso, se ti trasformerai nel suo taxi personale per i prossimi diciotto anni. Non ti importa.

Io rispetto chi non vuole figli, rispetto le scelte individuali di ognuno e di ogni coppia ma, giuro, io chi non vuole figli proprio non lo capisco. Non ce la faccio a comprendere. Non mi capacito del fatto che qualcuno possa prendere in considerazione di avere un altro scopo nella vita. Razionalmente mi rendo perfettamente conto che possono essere del tutto sensati anche desideri differenti dai miei. Sono il mio cuore ed il mio stomaco che però non sentono nessun tipo di empatia con queste scelte.

Ok. L'ho detto e l'ho ripetuto. Mi pare chiaro. Provo a scriverlo per vedere l'effetto che fa. Io voglio un figlio. Voglio essere una mamma. Io mi sento già mamma. E sentirsi mamma senza un figlio è una sensazione strana e frustrante. Ti senti incastrata in qualcosa che non è carne nè pesce. Sento il bisogno di una famiglia che sia solo nostra. Noi e basta. Sarebbe perfetto. Sarà perfetto.
Devo solo pazientare ancora un pochino...

mercoledì 17 ottobre 2012

Divano e divanetti (non è un post di arredamento)



Oggi, in un momento di scazzo in ufficio, mi ero messa ad ascoltare questo (tamarrissimo) cd, che ho comprato diverso tempo fa in un momento di mania ossessivo-compulsiva mentre lo sparavano a tutto volume in un centro commerciale. 
E' stato amore. Ci sono un sacco di canzoni che fanno parte della mia (anche tarda) adolescenza. Bellissimi ricordi che tornano alla mente con un po' di maliconia.



Tipo:
questa (horny as dandy) la ascoltavo in vacanza a Londra su una specie di disco-boat-nonsaprei sul Tamigi, insieme alla mia amica ed eterna compagna di banco A. (che serata! che vacanza!).

questa (chase the sun) l'hanno messa come apertura la sera che ho conosciuto mio marito (anche se non avrei mai e poi mai immaginato cosa sarebbe successo molti anni dopo!!!Una volta vi racconterò anche questa. Ricordo i divanetti zebrati pelosi impregnati di fumo come se ce li avessi ancora davanti e le luci arancio e verdi e fuxia).

questa (shined on me) è un ricordo spensierato dell'epoca delle feste in spiaggia, quando qualsiasi cosa era buona per ballarci sopra (tavoli e muretti, certo, ma anche le cabine o lo stabilimento stesso. Aspettavamo questi momenti per tutti i lunghi e grigi mesi invernali.).

questa (disco down) l'ho sentita anche la prima volta che sono andata in discoteca al venerdì sera (roba da grandi!) tra l'altro, in un posto che oggi mi sembrerebbe buono giusto per farci un garage sotterraneo e allora lo consideravo al pari del paradiso.

questa (point of view) la sentivamo al mare un anno che andava un locale un po' lontanto, che faceva imbestialire i nostri genitori che non capivano come mai dovessimo andare proprio lì e non in uno dei tanti altri posti raggiungibili a piedi o quasi (e noi ci sentivamo fighi per questo).

questa (jealousy) la sentivo nel periodo in cui si andava in discoteca minimo due volte a settimana tutto l'anno (e allora ci sentivamo proprio fighissimi).

Ecco. Ogni tanto ho qualche momento di regressione e la house me l'ascolto ancora, perchè no. Il problema è che se mi rimettessi a fare le cose che facevo dieci anni fa per divertirmi (e vi assicuro che mi divertivo! eccome!) oggi non mi divertirei più! L'unica cosa che rimpiango è che avevo una quantità di scarpe col tacco (tacco 12 eh, mica pizza e fichi!) esponenzialmente maggiore rispetto a tutte le altre in mio possesso. Oggi sono state rimpiazzate da altrettante paia di ballerine.
Adesso non ho più il fisico, non ho più voglia, forse ho anche di meglio da fare.

E' stata un'eccezione il mio addio al nubilato quando, in poche ma buone, compresa l'irriducibile amica A., ci siamo comportate da tardoadolescenti sgallettate e ci siamo divertite un botto, facendo esattamente le cose che facevamo dieci anni fa. 

Tacco 12 e oltre compreso. Con l'unica differenza di avere giusto due soldini di più in tasca per permetterci qualche comodità che anni fa ci sognavamo (tipo la macchina e restare a dormire nel posto dove eravamo. Beh...dormire non è proprio la parola più azzeccata...ma questa è un'altra storia.).

Oggi i miei venerdì e sabati sera sono fatti di uscite al ristorante o cene a casa con amici. Gli aperitivi non sono più quelli delle dieci ma sono quello che per definizione dovrebbero essere. Le uscite con le amiche? Volentierissimo, ma dosate col contagocce per incastrare le agende di tutte. Si fa qualche trasferta dai cognati con i quali stiamo tanto e volentieri, facendo però sempre cose molto tranquille. Un paio di cinema all'anno. Un paio di bowling all'anno. La domenica una sagra, una fiera, un giro all'outlet o una gitarella fuori porta. Spesso e volentieri ce ne stiamo anche abbracciati sul divano con la scusa di guardare la tv. E stiamo bene. Non credo che l'arrivo di un figlio sarebbe così sconvolgente per le nostre abitudini. I maligni mi dicono che "dopo" non avrò più tempo ed energie neanche per fare quel poco che faccio ora, e per un primo periodo posso anche crederci, ma io preferisco essere ottimista. Chissà cosa ne pensano le giàmamme...

mercoledì 10 ottobre 2012

Sono circondata

La mia amica C. è incinta.
La mia amica di infanzia F. è incinta.
La collega A. è incinta.
La compagna del collega A. è incinta.
La mia vicina di casa è incinta!
La moglie del mio ex è incinta!!!
Ieri notte ho sognato che mia mamma era incinta!!!!!
La mia amica M. ha già il suo pupastro seimesenne meraviglioso.
La settimana scorsa l'ex-collega D. ci ha portato a conoscere la sua microbimba.
Oggi il collega M.è diventato papà per la seconda volta.
Mi fa male la testaaa....