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mercoledì 16 marzo 2016

Silenzio stampa - Ho fatto le beta e...


Mi sono preparata una tisana alla ciliegia, mi sono seduta comoda. 
Ora vi racconto.

Il giorno del compleanno dell'amica E, il 16 febbraio, mi è arrivato il ciclo. Il giorno dopo ho cominciato la stimolazione per la PMA. Il 5 di marzo, in quinta giornata, un giorno speciale per l'amica C, e compleanno di un'altra amica E, abbiamo trasferito due blastocisti di buona qualità dopo il pick up del 29 febbraio. Un giorno raro e un po' magico, ha detto l'amica LA. Sfruttalo al meglio, diceva Facebook. Due giorni dopo il transfer, il 7 marzo, il mio numero preferito, oltre all'ormai solito piccolo mal di pancia, ho sentito due fitte acute, una a distanza di qualche ora dall'altra, che mi hanno fatto capire che qualcosa stava succedendo. Il giorno dopo, l'8, un fastidio forte e chiarissimo al seno ha fatto la sua comparsa improvvisamente. E pian piano sono arrivati piccoli capogiri, un sonno inconsolabile, tachicardia di tanto in tanto, grandissime sudate senza un vero motivo, lo stupore nell'avvertire qualche odore in modo più intenso del dovuto (ho girato tutta casa di mia madre per trovare un pompelmo, perchè ero sicura che ci fosse). 

Il giorno 11, sesto post transfer, mi era preso un po' il panico perchè il fastidio al seno era diminuito. Volevo una rassicurazione, un conforto e mi è venuta un'idea geniale. Perchè non fare un test di ovulazione? Mi ero imposta di non fare test di gravidanza prima del 14, giorno in cui mi avevano detto di fare le beta, ma avevo ancora il cassetto pieno di test di ovulazione... e noi cacciatrici esperte sappiamo che funzionano anche come test di gravidanza. Però erano scaduti a giugno. Tanto meglio, così se il risultato non mi fosse piaciuto, avrei potuto dare la colpa alla scadenza del test. Ditemi se non è un piano diabolico questo. Un'ombra in effetti c'era. E noi sappiamo che un'ombra è già un grande sì scritto a caratteri cubitali. Ma non mi sono illusa troppo, è scaduto, suvvia. In gran segreto e incerta dell'attendibilità del risultato, ne ho ripetuto uno il 12, dove la linea era un po' più marcata, e uno il 14, la mattina prima di fare le beta, e questo era senza dubbio positivo. Dalla foto non è nitido, ma dal vero è chiarissimo come siano in gradazione.

Beh. Ho poi scoperto che i test scaduti portano fortuna, come mi aveva anticipato Mamma Ova. 

Le beta erano 196.6. Di già. Al nono giorno post transfer, ipoteticamente 7 giorni dopo l'impianto, se vogliamo supporre che l'impianto siano stati quei grossi crampi il giorno 7. Oggi, 16 marzo, undicesimo giorno post transfer, le beta sono 495 e la Boss dice che stanno crescendo correttamente. 

Se tutto continuerà a procedere bene, verso fine mese dovrei fare la prima ecografia. 

Io. 
Mammagari. 
Il sine causa. 
Quella che ci prova da 4 anni abbondanti. 
Quella che è stata doppiata da tutti.

Ecco, quella lì adesso può calcolarsi la DPP. Che fra parentesi secondo i vari calcolatori on line sarebbe il giorno del compleanno dell'amica A. 
Mani sulla faccia e stordimento.

Da non crederci, sul serio. Sono incinta. 

E non riesco a dirlo a voce alta. Ci provo, ma quella parola non esce. Al massimo mi viene la ridarola o il panico per il lavoro. Non per la gravidanza, per quella sono serenissima. Dopo quello che ho passato non ho più paura di niente.

Non è nemmeno scaramanzia, sebbene sia super consapevole che abbiamo portato a casa questa vittoria, non vuol dire che vinceremo la guerra. Adesso viene il difficile, lo so. Ma mi sembra un peccato non festeggiare. Perchè ne ho proprio voglia. Festeggio il test positivo, non la nascita di un figlio, per quella spero che ci sarà tempo. Perchè adesso c'è qualcuno lì dentro. E anche se non lo conosco ancora, ogni mio sforzo sarà per fare il suo bene. Sono pronta, ho aspettato tanto.

Forse per questo faccio così fatica ad abituarmi all'idea. Il mio corpo mi dà decine di segnali. Oggi a pranzo ho mangiato metà della mia pasta, ho dormito un'oretta, poi l'ho finita. Non entro più nei miei reggiseni. Tutti gli amici e i parenti, che sono a conoscenza del percorso, chiedono. Poi gioiscono e si congratulano. Però ancora non ci posso credere. 
Sono perdonata, vero?




martedì 10 giugno 2014

Andate piano, fate quello che vi piace, coltivate la felicità


< Andate piano > Questo ci dicono ogni volta che ci mettiamo in macchina. Lo dicono perchè ci vogliono bene, anche se non siamo più ragazzini incoscienti. Subito scoccia sentirselo dire, ma si tratta di un buon consiglio, ammettiamolo.

Ecco io in questo periodo sto andando piano, di testa almeno. Sto cercando di non stressarmi, chè ultimamente stavo esagerando. Io sono quella degli alti e bassi, la costanza non fa per me. Sto svuotando la mente e respirando tanto. Come se respirare fosse un optional. Sto facendo anche delle ricerche. E delle classifiche. Voglio scoprire cosa mi piace davvero fare, e farlo. 

Vi assicuro che per una come me è tutt'altro che una banalità. Mi piace fare tante cose e non so come scegliere di impegnare quel poco tempo libero che ho. Ho paura di finire come quel povero asino morto di fame perchè era stato incapace di scegliere. No, piano. Io morta di fame? Nemmeno in un universo parallelo... ve l'ho detto che sono di nuovo ingrassata?

Vorrei fare un upgrade della mia vita, vorrei innalzarne la qualità, godermela di più, semplicemente facendo ciò che mi piace. Sono stata educata a fare quello che si deve, io. Dovere, sacrifici, tutto bene incasellato. Adesso ho voglia di fare quello che mi rende felice. Ma non so cosa scegliere. Già, perchè a me piace fare un mucchio di cose. Vorrei sceglierne una e investirci energie, tempo e, perchè no, denaro. Vorrei imparare a fare qualcosa per bene. Sono disposta ad impegnarmi, ma non ho ancora le idee chiare. 

Intanto: faccio yoga, che mi fa bene al corpo e al cuore. Insegno a usare internet e pc a chi non sa da che parte cominciare (rendendomi conto che sono una discreta comunicatrice e ho anche più pazienza di quella che già sapevo di avere). Mi prendo cura di me stessa e sperimento vari intrugli naturali per pelle e capelli, anche in previsione di un po' di abbronzatura. Ho ripreso a leggere a un ritmo decoroso (recensioni qui qui e qui e altre in arrivo!). Occhei. Tuttebellecose. Ma cosa mi rende davvero felice? Cosa più di tutto? non l'ho mica ancora scoperto!

Mi conosco, devo fare una statistica, devo capire a fondo. E ho scoperto come farlo. Ci vediamo su twitter per la #100happydays challenge. No, non è una roba strana. E' solo una piccola sfida con se stessi ad essere felici per 100 (cen-to) giorni di fila e a pubblicare una foto ogni giorno di ciò che ci regalato il buon umore. Sono proprio curiosa, alla fine dei 100 giorni, di vedere quali sono le cose che giorno per giorno mi rendono felice. 

martedì 20 maggio 2014

Non tutto è perduto


Poco distante da casa mia c'è una Madonnina. Nel giardino di un'abitazione privata, rivolta verso la strada. Stasera, mentre tornavo a casa poco prima di mezzanotte, ho visto un ragazzo che si era fermato lì. In bici, due secondi, ma si era proprio fermato lì. 
Poi non si dica che i giovani d'oggi sono tutti sesso droga e smartphone.

Questo piccolo episodio mi ha fatto concludere che oggi è stata proprio una bella giornata. E' nata la bimba della mia amica M. (chè i bimbi lei li fa col pennello o niente, vedeste che meraviglia. Le ho chiesto se mi insegna come si fa, mi ha risposto che ci vuole solo molta pratica. Non mi pare serva aggiungere altro. Asd.). Nippino ha dormito per la prima volta tutta la notte di filato e mia cognata stamattina era molto felice (dopo aver constatato che respirava e stava benissimo, sì insomma, che non era morto). Sono stata al knit cafè e ho passato una bella serata. Ovviamente di tutto ho fatto fuorchè lavorare a maglia, perchè non avevo niente in mente... ma ci sto lavorando. Anzi forse ho già deciso in cosa trasformare quella mega rocca che è lì sul comodino che mi guarda... (sì, quando ho un progetto iniziato, che sia qualcosa di creativo o un libro, lo porto sempre con me, in giro per casa... un po' come quando all'università dormivo in una fettina di letto, perchè il resto era tutto apparecchiato con i libri e il pc... ma questa è un'altra storia).

Tornando a noi, dicevo che il peggio sembra essere passato. Il buon umore sta tornando pian piano, di pari passo coi pomodori che si palesano numerosi là nel NonOrto. Anche il nuovissimo corso di yoga iniziato ieri ha fatto la sua parte. 

Non sono ancora al 100%, ma arrivo. E' che, come diceva il mio prof di tedesco, io sono un diesel: ho bisogno dei miei tempi, ma arrivo, promesso. Intanto, coltivo fiori, che male non fa mai. Se poi sono mangerecci, meglio ancora.

venerdì 28 marzo 2014

**vsrsrrrr** (un alveare nel cervello)


All'apparenza sono immobile ma nella mia testa vortici di pensieri si susseguono. Sto valutando, riconsiderano, cambiando idea ma anche convincendomi sempre di più. Questi trent'anni me li sento addosso e mi stanno dando la forza, la voglia di essere semplicemente quella che sono, quella che io voglio essere. Sto tagliando, sto lasciando andare quello che non serve, quello che non mi interessa, quello che non mi stimola. Faccio spazio a ciò che mi da gioia. In questo periodo sono apparentemente rinchiusa nella mia tana a pensare, a escogitare, ma in realtà sono più che aperta che mai. Al mondo, al futuro, alle novità. Io, la pigra, l'indolente, sto facendo attività fisica e applicandomi per acquisire competenze di cui ho deciso di aver bisogno. Sto sperimentando un'urgenza nuova, insieme alla solita sensazione strana di non aver abbastanza tempo, mai. Riesco comunque a ingegnarmi per ricavarne qualche scampolo qua e là.

Mammagari ha un alveare nel cervello e ne va fiera. Uno sciame di apine che mulinano le ali e surriscaldano gli ingranaggi. Un pericolo o un'opportunità? Nel frattempo si diletta con piccole gioie: l'orto sul balcone, tre libri contemporaneamente, allegre scampagnate per le strade basse dell'Emilia, bizzarri rendez vous in spacci di tessuti, passeggiate furtive in pausa pranzo, sessioni di autocoscienza in auto e nella vasca da bagno. Come andrà a finire? Chissenefrega. Io nel frattempo mi sto divertendo tantissimo. E questo male di sicuro non fa.

martedì 18 marzo 2014

30 anni (stavolta i miei)


Ve l'ho detto? Tra le altre cose, un paio di settimane fa io avrei compiuto 30 anni. Anche se può sembrare ridicolo, me ne rendo conto, l'evento mi ha generato una certa ansia. Il trip dei bilanci al raggiungimento della cifra tonda... Ho finito inevitabilmente per chiedermi cosa io abbia combinato fino a qui. Mica poco, in effetti. In ordine cronologico: ho preso la patente a 18 anni in un battibaleno, mi sono trasferita a vivere da sola a 19 poco dopo il diploma, mi sono laureata in corso, ho trovato un lavoro e raggiunto il mitico obiettivo del tempo indeterminto, mi sono presa anche una laurea specialistica (che le cose o le fai bene o niente) lavorando e sempre in corso e, dopo 5 anni di convivenza, ho organizzato il matrimonio dei miei sogni con l'uomo che amo; insieme, finalmente, abbiamo ristrutturato la Casa Gialla come meritava. Dai, qualcosina l'ho fatta...

Peccato che, se dieci anni fa mi avessero chiesto come mi sarei immaginata a trent'anni, io avrei risposto senza dubbio "sposata con due figli". Eh vabbè sono monotona lo so, ma non si può certo dire che io non sia una con le idee chiare, almeno per quanto riguarda la sfera famigliare.

Per ciò che concerne l'ambito lavorativo, immaginavo che avrei avuto di sicuro un "lavoro interessante". Interessante per me, che comunque non sarebbe stato poco. E invece, nonostante il periodo ottimo, non posso affermare di avere il lavoro che avrei voluto al 100%. Non tanto per il tipo di lavoro in sè, quanto più per l'ambito dello stesso. Elaborando considerazioni di carattere generale, mi sono resa conto che non sempre ho seguito le mie inclinazioni, piuttosto mi sono concentrata sull'essere sempre all'altezza delle aspettative della mia famiglia di origine. Per farla breve, io avrei voluto fare le magistrali e laurearmi in psicologia... psicopedagogia, forse. E invece ho fatto il liceo scientifico e mi sono laureata in economia internazionale. E management internazionale. Intendiamoci, non l'ho mica scoperto oggi... Ai tempi, quando feci le mie scelte, cercai sempre di tenermi aperte più strade possibili, per il timore di essere una futura disoccupata. E probabilmente se avessi voluto fare la maestra elementare o la psicologa, oggi lo sarei (disoccupata, intendo). O probabilmente non lo sarei ma avrei a che fare con un mondo che non mi piace, molto diverso da come l'avevo immaginato. Mi sono raccontata la favola che il marketing era la "psicologia dell'economia" e me la sono fatta andare bene. Non credo di aver sempre sbagliato, ma mi sono fatta andare bene molte cose.

Alla luce di queste riflessioni, mi sta venendo una voglia nuova, che credo tenterò di assecondare, anche se non so ancora bene come. Vorrei ricominciare a studiare. Per me, finalmente. Forse per intraprendere una nuova professione, forse no. Forse sarà sufficiente seguire i miei talenti nel tempo libero, forse un giorno invece sentirò l'esigenza di farli diventare il mio lavoro. Oggi non lo so ma non mi crea problemi.

Se ci penso bene, è un po' che covo questa esigenza. Tutti i libri che sto leggendo a proposito di mommyblog, parto, puericoltura e pedagogia significheranno pure qualcosa. Significherà qualcosa anche il fatto che chi mi conosce bene sta cominciando a regalarmeli?  

***  to be continued... ***

PS
in foto potete ammirare il regalo di compleanno che mi ha fatto Nippino: centinaia di interessanti pagine racchiuse da una preziosa carta da regalo in edizione limitata. Un omaggio prezioso per un'orgogliosissima zia.

mercoledì 12 marzo 2014

Il rinculo (l'effetto collaterale che non ti aspetti)


Ieri sera siamo stati a cena dall'allegra famigliola dell'amica M. 
M. è di nuovo incinta. Di una bimba stavolta. Ha scelto un nome bellissimo.
L'ho vista raggiante e serena. La seconda gravidanza ha di bello che te la godi di più. Le ansie da primipara svaniscono. La si vive diversamente. 
Cosa ne so io? Eh, lo so e basta, che ci posso fare? 

Il suo bimbo mi sta sempre molto simpatico, e io posso dire modestamente di stare simpatica a lui. Abbiamo giocato a palla, ci siamo rotolati sul divano. Abbiamo spalmato gelato ovunque e un po' lo abbiamo anche mangiato. E' stata una bella serata.

Mentre tornavamo a casa, Lui mi raccontava di un suo collega con figli ormai grandi, e di come ricordasse con tenerezza i momenti passati a cullarli di notte perchè si riaddormentassero. I ricordi più belli, così ha detto. Non si è reso conto che stava toccando un tasto dolente e, anzi, non si capacitava di come una persona (un uomo, mi sento di precisare) potesse fare affermazioni del genere. Si era divertito poco prima, a giocare anche lui a palla e a nascondino, ma questa cosa non la capiva.

Se l'hanno chiamato istinto materno e non paterno, ci sarà un perchè.

La serata era conclusa così e non so quanto questo sia collegato con quello è successo dopo: una volta a letto, sono arrivate le lacrime. Per la prima volta ho pianto il dolore, la rabbia e la frustrazione di non far ancora parte della cerchia delle elette. In silenzio, mi sono sfogata e me la sono fatta passare, poi mi sono messa a dormire. Ero esausta. Sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non credevo sarebbe stato così.

lunedì 28 ottobre 2013

30. Di bilanci, progetti e cifre tonde


Sabato hai compiuto 30 anni. 
Abbiamo festeggiato in modo semplice con gli amici di una vita, che finalmente abbiamo potuto invitare a casa. Sono riuscita a farti avere il regalo che desideravi e perfino a farti una sorpresa, perché non te lo aspettavi per niente. 

Tu avevi quello sguardo. 

Quello sguardo lì, di quando sei soddisfatto, di quando sei sereno, di quando sei felice. Per me quello sguardo non ha prezzo. 
Tu meriti questa felicità e sappi che io sono fiera e onorata di poterne fare parte.

E’ stato un compleanno-cifra-tonda. Inevitabile fare un po’ il punto della situazione. All’appello abbiamo 6 anni e mezzo di vita insieme, degli anelli che ci ricordano i passi più grandi che abbiamo fatto, un lavoro che finalmente ti piace e una casa sgangherata che pian piano sta diventando bellissima. Perché è la nostra. La casa dove ci immaginiamo quello che verrà, ma ancora non possiamo sapere. E’ uno strano entusiasmo a tratti struggente. Stiamo imparando che non tutto si può sempre pianificare e riusciamo a farcelo piacere. Affrontiamo un passo alla volta, risolviamo un problema alla volta, ci godiamo una gioia per volta. Sempre insieme. 



lunedì 21 ottobre 2013

Fare la zia è la cosa più bella che ci sia

Oh ma dov'è finita mammagari? 
Gira voce che sia stata in vacanza.
Naaa, mi han detto che sia in ritiro ascetico.
Io credo invece che sia rimasta impigliata in uno dei suoi gomitoli.
Sarà forse affogata in un pentolone di ragù?
Per me è rimasta incinta (risate in sottofondo)...



Ma nooo!!! E' tutto sotto controllo, state serene. Sono solo stata presa dal mio titolo nuovo di zecca. E dall'esserino minuscolo che di diritto me lo ha conferito. Combattuti i malanni di stagione (che nei momenti topici mica vogliamo farci mancare l'influenza, non vi pare?!) e cucinato cibo per un piccolo reggimento, ho impacchettato teglie cuki, marito, gomitoli e uncinetti e son partita per stare qualche giorno con la nuova famigliola e dare anche un po' una mano.

Ad aspettarci un nipotino dormiente, bello come un angioletto, al cospetto del quale ci sforziamo di muoverci con la massima discrezione, leggiadri e silenziosi. Carla Fracci alla famiglia mammagari le fa un baffo. Per i primi cinque (?) minuti. Il pupo quando dorme, dorme. Punto. Non serve tutta questa attenzione. Peccato. Avevo già pensato di confezionare qualche tunica bianca di organza. Ci avrebbe donato.

Il bimbo è un esserino semplice: ha sonno? Dorme. Ha fame? uheeeee Ha male alla pancia? uhaaaAAAAA Ha un attacco di spallina acuta (*)? eeeh eeeeh eeeeeh. Finito. 

Ah, no dimenticavo un altro paio di suoni onomatopeici parecchio significativi, ma quelli ve li immaginate anche da soli, vero? Beh dai, in quei casi lì l'intervento è intuitivo. Colpettini ben assestati e, all'occorrenza, un bel cambio con bagnetto in un cocktail di amuchina lisoformio e betadine, con un Arbre Magique al posto dell'ombrellino.

Il mio Nipotino. Nipo. Nippo. Nippino. Occhietti vispi. Linguino buffo. Zucchino profumato. Manine iperattive e sgambirlini. Calcagnini puntuti. Guancine morbidose.  

Sì sì, son fusa. Ci sono proprio rimasta. Ricoveratemi. Rinchiudetemi. Fate qualcosa. 

Sono ridotta a rubare furtive sniffate al suo berrettino che mi sono ritrovata in tasca.  
Sono come un tossico a cui è stato chiesto di fare servizio sociale alla narcotici. 
Ma io, a differenza di quel poveraccio, mi sono divertita un mondo.

Perchè ho scoperto che l'ingresso di un neonato in casa è una roba diversa da quello che mi ero immaginata. Molto meglio! Ho avuto l'enorme fortuna di vivere questa cosa proprio in diretta. Da vicinissimo. Io credevo che un bimbo così piccolo fosse una specie di bomba a orologeria pronta ad esplodere. Di pianto, di cacca, di non so che altro. Pensavo che maneggiare neonato fosse difficilissimo. Che fosse sempre sul punto di rompersi. Di implodere o di sbriciolarsi. Come sollevarlo senza staccargli la testa? Pensavo. Come capire quando ha fame o sonno? Da che parte si comincia per cambiarlo o lavarlo senza ROMPERLO e dover cominciare tutto da capo per averne uno nuovo tra nove mesi sul quale ritentare?!

Come fare? Ah, niente. Si prova.  

Quando si è lì si fa quel che c'è da fare  [cit. Neopapà]
 e non è che poi sia così impossibile. 

Non sto dicendo che non sia faticoso eh, per i genitori lo è eccome. Tra la gestione del sonno, della casa, dei pasti, della tetta e magari pure di una doccia per la mamma, 
il tetris è certamente arduo. 

Ma poi lo guardi e passa tutto. La stanchezza non la senti più [cit. Neomamma] 

Quello che nella mia ingenuità, scusatemi, mi ha colpito, è stata la GIOIA. Io credevo che l'inizio fosse solo una gran faticaccia. Che l'attaccamento arrivasse piano piano e che all'inizio le ansie e le occhiaie la facessero da padrona.

Quanto è bello sbagliarsi ogni tanto.

(*) La spallina, così come la mammite o la coccolosi, 
sono malattie molto frequenti nei neonati ma anche nei bambini di ogni età.

mercoledì 9 ottobre 2013

E' nata una zia




Era venerdì e non vedevo l’ora di uscire dall’ufficio. Concentrazione zero e testa altrove. Battevo tasti e le mani erano completamente scollegate dal cervello. Finalmente me ne vado, a casa devo sistemare un paio di cose con gli artigiani che sono venuti a fare una riparazione. Finiscono e finalmente se ne vanno pure loro. Mi concedo una lunga doccia e asciugo i capelli con calma, tanto la valigia è pronta. E’ pronta da settimane, a dire il vero, e ieri l’ho aggiustata aggiungendo qualche capo più pesante, in questi giorni comincia a fare freddo. Arriva Lui e partiamo. Mangiamo in macchina qualche schifezza take-away. Durante il tragitto ricevo prove filmate delle tue evoluzioni nella pancia. 
Non ci stai più, è evidente.



Arriviamo ed è tutto chiaro. Adesso che sono nel posto giusto, dove e con chi desidero essere più di ogni cosa in questo momento, finalmente mi rilasso. Non devo nemmeno impegnarmi molto. Mi addormento come un sasso.



Sabato alle 10 facciamo colazione tutti insieme, come tante volte abbiamo fatto. Sarà l’ultima giornata senza di te. E’ dannatamente strano e normalissimo allo stesso tempo. Piove sottile sottile. Io e la tua mamma usciamo a fare qualche commissione. Andiamo in posta, in merceria e a comprare il pane. Tutti chiedono come mai tu sia ancora là dentro. (Sarà comodo comprare on-line, ma quanto possono cambiare la giornata i modi gentili delle persone vere dietro al bancone che conoscono il tuo nome?)



Mangiamo gnocchi al ragù e trascorriamo un pomeriggio pigro. I maschi davanti alla tv e le femmine con l’uncinetto in mano. Ci scappa anche qualche pisolino. Fa tanto famiglia e stiamo bene, comodi e rassicurati da questo menage sporadico ma collaudato. I maschi escono e sono di ritorno con la spesa, più l’occorrente per un brindisi. Hugo per tutti. A domani. A te. Alla tua mamma. A noi. Cin cin.



Arriva la cugina B. e ceniamo tutti insieme. La tensione comincia a salire e a renderci nervosi e pieni di spigoli. Andiamo a letto un po’ seri, poi ci ripensiamo e ci ritroviamo a fare la lotta tutti e quattro sul lettone. Per stasera i bambini siamo ancora noi.



Domenica è IL giorno. Ci alziamo presto e ci prepariamo a incastro. Il pilota automatico è inserito, ognuno sa quello che deve fare. Piove forte e alle 7:03 siamo in macchina. Il termine era fissato per il 25 settembre, 11 giorni fa, così alle 8:30 viene effettuata la prima induzione. Tutti tratteniamo un po’ il respiro. Cosa succederà adesso? “Dicono che ad alcune fa effetto tutto in un colpo, ad altre poco alla volta… può anche darsi che non succeda niente. “E’ inutile che stiate qui. Tornate a casa, ci vediamo dopo durante l'orario di visita.”



Per me uncinetto e riposino. Alle 13.10 ci sentiamo dire che “qui si è mosso qualcosa”. Torniamo in ospedale con un borsone  a righe bianche e rosse, pieno di vestiti piccoli imbustati con cura in sacchetti trasparenti numerati.



Alle 14:30 i dolori sono ogni 4 minuti e mezzo spaccati. Sono rimasta affascinata da questa precisione e da quanto tutto torni normale fra una contrazione e l’altra. Mia cognata un po’ meno e mi descrive cosa sente. Parla di crampi e di differenze con i dolori mestruali. Ovviamente non ci ho capito niente, ero troppo su di giri anche se mi sforzavo di non darlo eccessivamente a vedere. La ricordo solo attaccata al banco della reception del reparto e seduta nel salottino con la vestaglia gigante che le ho dato io e la camicia da notte che le ha regalato la cugina E.

Tu protesti continuando a scalciare. Certamente ti chiedi cosa cavolo stia succedendo.



Le cose procedono ma non siamo ancora a buon punto, è prevista la seconda induzione per le 16:00 e dobbiamo tornare di nuovo a casa. Stavolta non ne ho molta voglia. No, non ne ho voglia per niente. La tua mamma è coraggiosa ma comincia ad avere male sul serio e ho la netta sensazione che preferirebbe avere qualcuno accanto. Però non si può scegliere. Torniamo a casa. Preparo pasta al pomodoro per tutti e metto la pianta di basilico sotto la pioggia per un po’, credo abbia sete. Facciamo un altro riposino, sembra che la notte che ci aspetta sarà lunga….



“Ha chiamato. Ha detto di andare subito che le fanno il cesareo.”



Tre infiniti secondi di silenzio sono trascorsi gelandoci il sangue. Non potevamo vederci negli occhi, ma sono certa che sulle nostre tre facce ci fosse la stessa espressione. Ecco lo sapevo, perché siamo tornati a casa? Oddio speriamo che vada tutto bene. Chissà che paura avrà lei. Scommetto che stava piangendo come una fontana. Un po’ di paura ce l’ho anch’io. Ma perché nella vita certe cose si è costretti ad affrontarle da soli? 
Oddio, ma lo conosceremo fra pochissimo!



MUOVERSIIIII urlo. Come se gli altri due non lo sapessero. Un minuto dopo stavo già spostando la macchina predisponendola all’uscita (però non fatemi guidare, vi prego. Non me la sento). Lui si mette alla guida (fiuuuu) e si rende conto che la macchina fa un rumore stranissimo. Cambiamo macchina e aspettiamo il futuro papà col motore acceso. Ehi ma dov’è? Ah, eccolo. Partiamo.



Con le mani sudate, il cuore in gola e la pioggia dentro e fuori il cervello torniamo in ospedale da mamma e bimbo. A che punto saranno? Dovranno cominciare? Staranno operando? Avranno già finito?



“Hanno appena cominciato. Attendete là. Da quella porta usciranno il bambino prima e poi la mamma.”



Io sudo come neanche dopo tre ore di zumba. Lui è pietrificato. Il papà ha consumato il linoleum del corridoio a forza di fare avanti e indietro borbottando qualcosa tipo “ma non si può mica tribolare così… quando c’erano le cicogne non si faceva prima?”



Quella porta viene aperta diverse volte provocandoci non pochi tuffi al cuore. Poi arriva un letto con sopra le tue cose, le riconosco. Il momento si avvicina.



16:55 Un’infermiera mora vestita di bianco esce con un sorrisone e ci dice che  
sei nato.



Istintivamente faccio lo screenshot del cellulare per non dimenticarmi l’ora. Cosa che non ha assolutamente senso perché scopriremo dopo che sei nato alle 16:54 e difficilmente me lo dimenticherò.



La stessa infermiera riapre la porta. Dietro di lei c’è una culletta trasparente con un fagotto di carta bianco. Dentro ci sei tu. Ci dice che anche la tua mamma sta bene e tutta la paura svanisce. Definitivamente.



Adesso ci sono solo il tuo nasino, le tue orecchie tonde, i tuoi pugnetti e la tua testina perfetta. Io scattavo le foto e Lui ha filmato tutto. Appena ti danno al tuo papà e andate insieme ad aspettare la mamma, io e Lui ci riguardiamo il filmato non so bene quante volte di fila, io non riuscivo a ricordare quello che era appena successo. Il cervello era in tilt completo. Stai piangendo? Chi, io? Assolutamente no.



“Voi aspettate lì a oltranza? Per vedere la mamma guardate che ci vorranno almeno due ore.” NOI-NON-CI-SCHIODIAMO-SIA-CHIARO ci avete già fregato una volta, grazie.



Le due ore passano in fretta, fra telefonate ad amici e parenti, messaggi, visione in loop di foto e filmato.


Escono papà e bimbo. Finalmente vediamo anche la mamma. E’ un po’ pallida, ma molto meno provata di quanto immaginassi. Le hanno fatto la spinale e per fortuna non si è persa il momento. 


Sono felice. Siamo tutti felici. Lo strano mix di sensazioni preoccupate lascia campo libero a uno scombussolamento bello ed emozionato. Torniamo a casa col papà che si riprende un attimo e torna subito dal resto della famiglia per passare con loro la notte.



Sono troppo emozionata. Sono zia. E’ nato. E’ andato tutto bene. 
Il nostro miracolo si è compiuto.


Dormo come un sasso. Di nuovo. E al suono della sveglia non capisco assolutamente cosa stia succedendo.



Oddio com’è presto… oddio com’è... TARDI! Devo andare a dare il cambio al papà.



Sei nella tua culletta che sonnecchi, ogni tanto fai qualche guizzo e tiri calci e pugni esattamente come facevi nella pancia fino a ieri. Distolgo lo sguardo una frazione di secondo e ti ritrovo con gli occhi spalancati, che mi fissi inspiegabilmente dritto negli occhi, perplesso. Ecco, io lì mi sono innamorata. Benvenuto piccolino.

mercoledì 25 settembre 2013

Crochet - La mia medicina


Lo stress di queste giornate si somma a quello arretrato da smaltire. Troppa adrenalina in circolo che se ne deve andare. E io sono stata brava, mi sono fatta un regalo: ho finalmente trovato il mio yoga, il mio psicoterapeuta, lo stretching del mio cervello. Io conto punti (un-ddue-ttrè), arrotolo fili, tasto gomitoli. E funziona. 

Mi sveglio entusiasta pensando dove potrò arrivare con il progetto in corso e mi addormento ragionando su nuovi possibili schemi. Potrei anche essere arrivata a sognarmelo, ma fortunatamente non ricordo. 

Lavoro all'uncinetto da quando sono bambina: nella mia famiglia è tradizione preparare una copertina a quadretti patchwork per ogni nuovo nato. Proprio facendo quei quadretti ho imparato. Ero molto orgogliosa di prendere parte al progetto. Ogni volta. 

Ho in mente una diapositiva di me bambina, in montagna su un divano rosso, in un appartamento minuscolo e delizioso, che imparo a lavorare a punto alto in compagnia di mia mamma e mia nonna. Son bei ricordi. 

Anche se a fasi alterne, ho sempre lavorato. Non ho mai smesso. Astucci quando andavo a scuola. Copertine da neonato quando le mie amiche hanno cominciato a fare figli. Sciarpe e colli all'università. Un paio di anni fa una coperta matrimoniale. E adesso, complice anche questa ragazza qua, mi è venuto il pallino di imparare a lavorare a maglia! Come se non fosse bastato.

In questo periodo l'esigenza di lavorare è urgente. Chi mi conosce e sa mi ha regalato un quantitativo industriale di gomitoli (no, voglio dire... conoscete tanti mariti che regalano gomitoli?! Grazie amore!). Ciò significa tanti progetti iniziati contemporaneamente. Alterno schemi, punti, filati, misure. Ed è bellissimo. La mia medicina. La mia serie tv. Il mio shopping. Fare andare le mani e svuotare il cervello. Che delizia!
Voi cosa fate per rilassarvi?


mercoledì 18 settembre 2013

Domani cambia la luna...



Ehi tu, che pochi mesi fa sembravi solo una bolla di sapone.
Tu, che oggi sei un piccolo calciatore e mi colpisci con forza, quasi a voler dire 
"zia sono qui! sono io!"
Tu, piccolo wrestler che a volte sembri un quasi alien dentro la pancia della tua mamma.
Tu che adesso sei una pancia che ci mancherà, anche se vederti finalmente fuori ci renderà pazzi di gioia e completamente ebeti.
Tu, che giochi con noi a "schiaccia la talpa" e vinci sempre.
Tu, che giochi anche a "stappa l'ombelico di mamma" e per fortuna perdi sempre.
Tu, che ormai sarai stufo di sentire la mia voce e tutti i nostri discorsi da femmine.
Tu, che hai già più vestiti di mamma e zia messe insieme e una vasca da bagno personale.
Proprio tu, piccolo aspirante ginecologo, che sei già pronto sulla rampa di lancio.
Qui fuori è tutto pronto. Stiamo solo aspettando te.

venerdì 6 settembre 2013

Settembre, buoni propositi.


Nel post prima parlavo di cacanze. Mica esageravo. Oltre a tutte le complicazioni organizzative e logistiche, agli operai in casa, agli artigiani in ferie... 
in quelle due settimane non sono nemmeno stata troppo bene.

Nulla di grave, intendiamoci. Ma qualche tentativo mal riuscito di svenimento preceduto da un ciclo in anticipo e un po' strano mi hanno convinta ad anticipare leggermente il solito "tagliando completo" che di solito fisso in autunno.

La Bionda ha ispezionato ogni millimetro cubo del mio corpo che le competesse ("Tuttocchei. Poi guardi che bel follicolo! Sta decisamente per ovulare") e Raffaella Carrà mi ha prescritto "analisi del sangue complete che più di così non si può". 
C'era scritto così, giuro.
Ecco. Proprio adesso le analisi del sangue. Sono senza la mia cucina da oltre tre mesi, ho passato le ultime due settimane un po' qui e un po' lì e ho mangiato sempre fuori. Certamente ho messo su almeno un paio di chili e avrò tracce di sangue nel colesterolo...

Invece ho avuto la sorpresa. Le mie analisi erano praticamente perfette e Cesare (ho ovviamente incluso anche lui nel tagliando, potevo forse esimermi?) ha constatato che ho perso un centimetro e qualche altro etto. Un risultato grandioso, considerato che ero pronta a prendermi una bella sgridata collettiva.

Ok, l'avrò anche fatta franca, ma da settembre si cambia.

Da settembre dieta sana, palestra, cotture a vapore, pesce ai ferri, crackers integrali, yoga e passeggiate.
Sì, sì, ho deciso che vado a lavorare in autobus e scendo una fermata prima, no ancora meglio, vado in bici! Da settembre.
Ma Mammagari devi fare la tangenziale... Non importa. Così è deciso, ho detto.
Gnocco e tigelle banditi. Se proprio dobbiamo uscire a cena, solo sushi. Anzi, imparo io a farlo, il sushi. Che se uno sa fare le tigelle vuoi che non impari ad arrotolare su un po' di riso...
Già, da settembre mi disintossico. Mi purifico. Mens sana in corpore sano. 
Come dite? Che giorno è oggi?

lunedì 2 settembre 2013

Ristrutturazione - settimane 14 e 15 - In altre parole, le Cacanze 2013


436: le email che aspettavano di essere lette al mio ritorno in ufficio.
93: le pulsazioni al minuto che avevo alle 11:58 del lunedì mattina. Sì, le ho contate.
7: giorni di mare (non consecutivi) che siamo riusciti a fare in due settimane di ferie.
106: giorni di cantiere ad oggi, 2 settembre.
3: amici conosciuti in vacanza (una coppia di ragazzi e il loro cagnolone. Ho scoperto l’ultimo giorno che lei è una mammagari come me. Intesa a pelle fortissima. Abbiamo riso e parlato molto. Bello quando succedono queste cose.)
2 metà: numero di copertine lavorate all’uncinetto.
1 solo: libro letto.
3: libri acquistati ancora da leggere.
Tante: ore di sonno recuperate.
Incalcolabili: calorie ingerite in eccesso.

Sono rientrata oggi dalle ferie. Due settimane di … ahem… cacanze, per usare un termine che ho imparato su twitter. Non è andata come immaginavo, devo essere sincera. I lavori a casa non sono stati terminati e abbiamo fatto meno della metà dei giorni di mare che avevamo programmato. Ma poteva andare peggio. Poteva piover... Abbiamo ugualmente avuto modo di riposarci, di godere della reciproca compagnia, di prender
e l’aperitivo in spiaggia e restarci a lungo anche dopo il tramonto. Abbiamo fatto nuove amicizie grazie a Lui che riesce sempre ad attaccare bottone a quelle persone che “ci ispirano”, diversamente da me che temo sempre di essere invadente o fuori luogo. Abbiamo avuto tempo per riflettere. Un lusso, per me che mi sento sempre inghiottita dalla quotidianità. Ci siamo presi del tempo per parlare, per pensare, per decidere cosa vogliamo fare e chi vogliamo essere. Abbiamo deciso di affrontare qualche cambiamento finalizzato alla nostra felicità. Lui certamente è pronto, io non so. Ho però sempre creduto che ognuno sia in gran parte responsabile della propria felicità, pertanto dovrò prendere coraggio. So cosa devo fare ed è alla mia portata. Relax? Non adesso, non oggi. Ora ho da fare.