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mercoledì 20 maggio 2015

Attese



Le rose che sono nel mio giardino le piantò mio nonno per mia nonna. 
Di recente, Lui ha deciso che per il piacere di averle in casa può soprassedere sulla sua allergia. Allora mi sono rimessa a raccoglierle. Erano 8 anni che non lo facevo, occhio a croce. 

E' estremamente rilassante. Scegli la rosa, la tagli, elimini le spine, le foglie e gli abitanti che la popolano. Poi ne scegli un'altra. E un'altra ancora. Ho lasciato un paio di forbici direttamente in giardino, per essere sempre pronta. La materia prima non manca!

Ho bisogno di queste cose. Cose semplici, rilassanti, gratificanti. Sono stanca, è innegabile. Sono molti mesi che non facciamo ferie, le stiamo conservando per quello che verrà. Forse faremo un piccolo stop a giugno, ci conto molto. Ho bisogno di leggere, dormire e provare un po' di sana noia. Sento il cervello che inizia a surriscaldarsi...

Ma, nell'attesa di potermi rimettere in contatto con la Boss, ben venga tutto ciò che mi distrae!

sabato 8 febbraio 2014

K di Katia




Katia. Era parecchio che non pensavo a lei. Eppure la sua conoscenza ha così segnato la mia vita, il mio carattere, il mio atteggiamento. L'altro giorno mi sono trovata a citarla commentando il blog di un'altra Catia, una Catia con la C alla quale raccontavo della "mia" Katia con la K.

Perchè Katia? Perchè io voglio assomigliare a lei. 

Katia è stata per diversi anni la mia babysitter. La mia babysitter preferita, per la precisione. Io facevo le elementari col tempo pieno in un posto che non sentivo la mia città e a volte mi sentivo un po' sola. Mio padre lavorava molto e mia madre era all'università. I nonni erano lontani e non stavano bene, occupando molto del tempo libero e della spensieratezza  della giovane coppia che erano i miei genitori. A posteriori sono cosciente che quello sia stato un periodo difficile ma, soprattutto grazie a Katia, io all'epoca non me ne sono accorta.

Katia mi veniva a prendere a scuola ed era l'unica persona, che non fosse la mia mamma, che ero super felice di vedere oltre quel cancello. La sua creatività mi ha sempre travolta. Con lei ogni giorno un'attività nuova, una scoperta nuova, un posto nuovo. Con lei ho imparato a fare i frullati, la pasta di sale, le ghirlande di carta crespa, le decorazioni col pirografo, le collanine con le margherite, a fare una lavagna nera con la carta da forno. Abbiamo suonato il flauto, fatto passeggiate in bicicletta, rovistato tra i cocci di un cantiere alla ricerca di tesori, giocato a dama, registrato audiocassette con le nostre voci, pressato fiori, fatto fotocopie a colori con un colore alla volta. Perchè il nero è triste. Abbiamo mangiato due ghiaccioli di seguito, siamo state in biblioteca, abbiamo giocato a dama e a un bastimento carico di, abbiamo mangiato pane burro e zucchero, scorazzato per il paese con la sua vecchia macchinina rossa, lo Scassino, abbiamo fatto lo shampoo alle barbie e tantissime altre cose che ora purtroppo non mi sovvengono. Ero con Katia quando ho comprato i miei primi tre gomitoli. Acrilicone giallo, rosa confetto e verde acqua. Che emozione.

Ma mi restano la sensazione, la spensieratezza di quel periodo. La gioia di quei pomeriggi che non avrei mai voluto finissero. Ogni volta una scoperta. Ogni volta una meraviglia. 
Mai la tv. Mai la noia.

Katia per me è stata un modello. L'adulto che io avrei voluto diventare. Sempre dolce ma ferma nelle sue posizioni. Fisica e ma non invadente nelle sue coccole. Sorridente energica e viva. Mi ha trasmesso l'amore del gioco. Il divertimento della scoperta. L'emozione dello sperimentare. Il rispetto delle regole. Con lei l'obiettivo non era mai il risultato ma il processo. Non mi ha mai fatta sentire sbagliata solo perchè ero piccola.
Poi Katia so che è diventata una maestra e ha avuto dei bambini. Sono felice per lei. E per quei bambini.

***

Questo post è il mio contributo a #talktoyourdaughter 
Un'iniziativa di Claudia Porta de La Casa nella Prateria, finalizzata alla condivisione dei nostri modelli femminili. L'idea principale è quella di dare delle alternative reali e positive a cui ispirarsi, che contrastino i modelli artefatti proposti alle "nostre" figlie dal mondo dello spettacolo e dalla pubblicità. Claudia propone anche di raccogliere tutte le nostre testimonianze e di raccogliere in un e-book. Per le "nostre" figlie ma secondo me anche per tutti gli altri. A me piacerebbe moltissimo leggerlo.

***

mercoledì 14 novembre 2012

Quand'ero bambina...

Scorrazzavo nell'orto della bisnonna e annusavo le foglie dei pomodori al sole.
Mia mamma andava all'ussivenità.
Facevo il meraviglioso gioco della ragnatela con un gomitolo che il nonno rubava alla nonna per me (il gomitolo di solito era sempre quello sbagliato, secondo la nonna).
Ero l'unica che sapeva accendere il videoregistratore dei nonni, per guardare le cassette di Stanlio&Ollio.
Leggevo di nascosto fino a tardi con la lucina sotto le coperte.
Mettevo le scarpe di mia mamma e mi guardavo allo specchio con i tacchi.
Sapevo distinguere dall'odore il cuscino della mamma da quello del papà.
Adoravo la tata K. e da grande volevo diventare come lei.
Giocavo con la calcolatrice chefacevaloscontrino.
Invidiavo tantissimo i vestiti della Barbie fatti a mano della mia amica F.
Sapevo tutti i nascondigli di cioccolata e caramelle.
Ero terrorizzata da alcuni quadri che c'erano in casa.
Adoravo il tappeto peloso che avevo in cameretta.
Indossavo orgogliosa una tuta di acetato dai colori pastello.
Chissà cos'avrei dato per avere i capelli lisci a caschetto con la frangia.
Andavo fierissima del mio ombelico a tortellino.
Toglievo le pile a Bebi Mia perchè dovevo decidere io cosa doveva dire.
Ho avuto momenti di loop inarrestabile con un'audiofiaba intitolata Gli Uccellini della Torre.
Conservavo tesori inestimabili dentro a scrigni preziosi.




giovedì 25 ottobre 2012

Hai sbagliato lavoro



Oggi incrocio una collega in bagno che mi fa i complimenti per il non-fiocco nascita che ho preparato per la porta dell'ufficio del collega M. Fin qui ok. Poi aggiunge tutta concitata "hai proprio sbagliato lavoro! Sei sprecata qua dentro!" riferendosi alla mia creatività onnipresente.

Non è la prima persona che me lo dice e non sarà nemmeno l'ultima,  però ogni volta che sento questa frase è come se mi si crepasse un po' qualcosa dentro... è come se la puntina con cui è affisso un promemoria mi pungesse, un memo che è lì da un po' e ogni tanto si fa vivo: "te lo ricordi vero? te lo ricordi che da piccola ti saresti immaginata ovunque, ma non in un ufficio? o almeno non in un ufficio a fare lo stesso lavoro tutti i giorni..."

A me il mio lavoro piace, chiariamolo subito. 
Mi occupo di qualcosa per cui ho studiato tanto e faticosamente e che personalmente ritengo interessante. Certo, un lavoro come tanti con i suoi alti e bassi, ma nel complesso accettabile.

Accettabile, non entusiasmante. Mentre io ho sempre sognato di alzarmi la mattina con qualcosa di entusiasmante da fare... e invece come molti mi ritrovo qui a vivere nel compromesso, con i vantaggi dello stipendio fisso (magrolino eh, però fisso e non è mica poco), della vicinanza da casa (meno di 10 minuti di auto) e orari nella norma. 

Solo che io non SONO un'impiegata. Io FACCIO l'impiegata. Io sono quella che ieri è andata di proposito al discount per cercare un prodotto maxitaglia (qualsiasi) che fosse confezionato in un barattolo di vetro che avesse le giuste caratteristiche per un art attak che avevo in mente (e adesso ho svariati etti di olive da smaltire...focaccia per tutti?!). Io sono quella che datemi una colla a caldo e terrò insieme il mondo. Io sono quella delle mille passioni che avrebbe voluto trasformare in un lavoro. Io so fare la manicure, la piega e il burrocacao fatto in casa, se avessi tempo leggerei libri più o meno su ogni argomento trattato (escluso il romanzo fantasy che proprio mi fa ribrezzo). Io sono quella che tienimi la sorpresina dell'ovetto Kinder e ti ci faccio una collana. Io sono quella che per rilassarsi cucina. Io sono quella che quando il marito le vuole fare un regalone, le porta a casa macchine infernali per rilegare, plastificare o lavorare a maglia. 

Io sono quella che se avesse potuto, avrebbe fatto la babysitter di mestiere. Perchè lì la mia creatività aveva sfogo. Fare la babysitter alle mie cugine è stato il non-lavoro più bello e gratificante di tutta la mia vita. Andarle a prendere all'asilo e vedere che mi correvano incontro con gli occhi scintillanti e curiosi di sapere il contenuto della mia borsina verde acqua con la zip che conteneva ogni volta un materiale diverso: il protagonista di quel pomeriggio. Insieme ci perdevamo nei meandri della nostra fantasia, producevamo opere d'arte con tre maccheroni e una cannuccia tagliata a pezzettini. Un foglio di carta poteva diventare una storia. Con un gomitolo di lana avremmo potuto perderci per giorni interi. Io con loro ero libera. Sono proprio stati anni belli. Facevo l'università e potevo ritagliarmi molto tempo per loro.

Poi mi sono laureata e ho iniziato con i "lavori seri", compreso il lavoro che sto facendo ancora adesso, ripromettendomi di tornare l'ideatrice di giochi creativi quando un giorno avrei avuto dei figli. Avrò sbagliato oppure no? Ma soprattutto, prima o poi cambierò idea?

mercoledì 17 ottobre 2012

Divano e divanetti (non è un post di arredamento)



Oggi, in un momento di scazzo in ufficio, mi ero messa ad ascoltare questo (tamarrissimo) cd, che ho comprato diverso tempo fa in un momento di mania ossessivo-compulsiva mentre lo sparavano a tutto volume in un centro commerciale. 
E' stato amore. Ci sono un sacco di canzoni che fanno parte della mia (anche tarda) adolescenza. Bellissimi ricordi che tornano alla mente con un po' di maliconia.



Tipo:
questa (horny as dandy) la ascoltavo in vacanza a Londra su una specie di disco-boat-nonsaprei sul Tamigi, insieme alla mia amica ed eterna compagna di banco A. (che serata! che vacanza!).

questa (chase the sun) l'hanno messa come apertura la sera che ho conosciuto mio marito (anche se non avrei mai e poi mai immaginato cosa sarebbe successo molti anni dopo!!!Una volta vi racconterò anche questa. Ricordo i divanetti zebrati pelosi impregnati di fumo come se ce li avessi ancora davanti e le luci arancio e verdi e fuxia).

questa (shined on me) è un ricordo spensierato dell'epoca delle feste in spiaggia, quando qualsiasi cosa era buona per ballarci sopra (tavoli e muretti, certo, ma anche le cabine o lo stabilimento stesso. Aspettavamo questi momenti per tutti i lunghi e grigi mesi invernali.).

questa (disco down) l'ho sentita anche la prima volta che sono andata in discoteca al venerdì sera (roba da grandi!) tra l'altro, in un posto che oggi mi sembrerebbe buono giusto per farci un garage sotterraneo e allora lo consideravo al pari del paradiso.

questa (point of view) la sentivamo al mare un anno che andava un locale un po' lontanto, che faceva imbestialire i nostri genitori che non capivano come mai dovessimo andare proprio lì e non in uno dei tanti altri posti raggiungibili a piedi o quasi (e noi ci sentivamo fighi per questo).

questa (jealousy) la sentivo nel periodo in cui si andava in discoteca minimo due volte a settimana tutto l'anno (e allora ci sentivamo proprio fighissimi).

Ecco. Ogni tanto ho qualche momento di regressione e la house me l'ascolto ancora, perchè no. Il problema è che se mi rimettessi a fare le cose che facevo dieci anni fa per divertirmi (e vi assicuro che mi divertivo! eccome!) oggi non mi divertirei più! L'unica cosa che rimpiango è che avevo una quantità di scarpe col tacco (tacco 12 eh, mica pizza e fichi!) esponenzialmente maggiore rispetto a tutte le altre in mio possesso. Oggi sono state rimpiazzate da altrettante paia di ballerine.
Adesso non ho più il fisico, non ho più voglia, forse ho anche di meglio da fare.

E' stata un'eccezione il mio addio al nubilato quando, in poche ma buone, compresa l'irriducibile amica A., ci siamo comportate da tardoadolescenti sgallettate e ci siamo divertite un botto, facendo esattamente le cose che facevamo dieci anni fa. 

Tacco 12 e oltre compreso. Con l'unica differenza di avere giusto due soldini di più in tasca per permetterci qualche comodità che anni fa ci sognavamo (tipo la macchina e restare a dormire nel posto dove eravamo. Beh...dormire non è proprio la parola più azzeccata...ma questa è un'altra storia.).

Oggi i miei venerdì e sabati sera sono fatti di uscite al ristorante o cene a casa con amici. Gli aperitivi non sono più quelli delle dieci ma sono quello che per definizione dovrebbero essere. Le uscite con le amiche? Volentierissimo, ma dosate col contagocce per incastrare le agende di tutte. Si fa qualche trasferta dai cognati con i quali stiamo tanto e volentieri, facendo però sempre cose molto tranquille. Un paio di cinema all'anno. Un paio di bowling all'anno. La domenica una sagra, una fiera, un giro all'outlet o una gitarella fuori porta. Spesso e volentieri ce ne stiamo anche abbracciati sul divano con la scusa di guardare la tv. E stiamo bene. Non credo che l'arrivo di un figlio sarebbe così sconvolgente per le nostre abitudini. I maligni mi dicono che "dopo" non avrò più tempo ed energie neanche per fare quel poco che faccio ora, e per un primo periodo posso anche crederci, ma io preferisco essere ottimista. Chissà cosa ne pensano le giàmamme...

domenica 14 ottobre 2012

Un saluto da quaggiù

Oggi ho terminato il restyling della lavanderia. Considerate le ore che ci passo ogni settimana, ho innalzato leggermente il mio intero tenore di vita. Ho rivoluzionato tutto, cercando una disposizione più pratica e intuitiva (io sono famosa per cose tipo "lo avevo messo proprio lì per ricordarmelo... e ora non lo trovo più!"), ho aggiunto un bel mensolone e vari portaoggetti ed eliminato un insulso mobiletto che mi rubava solo spazio. Sono soddisfatta.
Giusto per non andare nel panico, visto che ho cambiato posto proprio a tutto, ho preparato anche delle etichette semiserie che ho attaccato ai contenitori e, tanto che c'ero, le ho plastificate.
Ho anche finalmente plastificato le istruzioni della lavatrice e le ho rimesse al loro posto, in bella vista. Erano molti mesi che lo volevo fare, anni a dire il vero, ma rimandavo sempre. Rimandavo perchè per me quei due foglietti scritti in corsivo in penna blu sono un ricordo prezioso e con loro ho un rapporto di amore-odio. Li conservo come una reliquia e temo sempre di rovinarli, anche plastificandoli avevo paura che qualcosa andasse storto ma oggi mi sono decisa e sono venuti benissimo. Li aveva scritti mia suocera, quando ancora mia suocera non era, perchè la lavatrice era sua ed era nuova, così aveva le istruzioni base a portata di mano.
Lei ora non c'è più e la lavatrice la stiamo usando noi.
Ormai delle istruzioni non ho più bisogno, ma mi piace che restino lì a farmi compagnia. Perchè lei ora è il nostro angelo. E sono certa che non le dispiacerà farmi compagnia anche quando faccio cose stupide come il bucato. Io la sento, la sento con noi qui e adesso e so che da lassù continua a "darci un occhio" e ci sorride. Di lei parlo poco. Spesso cerco di evitare l'argomento perchè temo di ferire le persone che come me la amavano e invece forse sbaglio, perchè abbiamo tantissimi bei ricordi legati a lei. Era una persona delicata e dolcissima, come ce ne sono poche. Una bambina nel corpo di un'adulta. Gentile, riservata e generosa. Con lei ridevamo tanto e potevamo parlare di tutto.
Una Mamma con la lettera M maiuscola che trattava anche me come fossi stata figlia sua.

Ciao A., sono io. 
Sono io che da quaggiù ti faccio ciao-ciao-con-la-manina e ti sorrido. Ti porterò sempre con me e spero di avere l'occasione di riscattare la tua sfortuna facendo qui ciò che tu avresti voluto per noi, perchè è esattamente quello che voglio anch'io.
Spero di essere brava almeno la metà di quanto lo sei stata tu.